Miele Varesino DOP, si punta sul marketing

21 Marzo 2016 - Chi sono i consumatori di Miele Varesino DOP? Per avere un dato scientifico, l‘associazione Produttori Apistici distribuirà a tutti i clienti un questionario.

Obiettivo dell’indagine è capire ogni quanto il miele viene portato in tavola, con quali alimenti viene consumato (cereali, bevande, yogurt o da solo), la qualità preferita, etc. Altre domande valuteranno se i consumatori utilizzano altri prodotti apistici come pappa reale, polline o propoli. Il questionario – che verrà proposto anche a coloro che non consumano miele per capirne le motivazioni – è stato elaborato con l’università degli Studi di Milano e verrà usato per elaborare strategie di marketing per promuovere il miele varesino. L’ Italia è un importatore netto, perché la produzione interna non soddisfa la domanda. Più precisamente: in Italia si importa miele a basso costo (2-3 euro al chilo) e si esporta a un valore più alto. Il grosso della commercializzazione, però, è interna. Nel caso del Miele Varesino DOP, la vendita avviene praticamente tutta sul territorio (a un prezzo che va da 8 a 12 euro al chilo, a seconda della tipologia).

Secondo la Fao, in Svizzera il consumo pro-capite annuo è di un chilo e mezzo a persona, in Germania un chilo, noi siamo il fanalino di coda con 300 grammi a testa.
“Questo dato negativo va letto come un’opportunità perché indica che il settore ha grosse possibilità di sviluppo” dice Federico Tesser, agronomo e apicoltore. Che continua: “Il consumo di zucchero, a differenze di quello del miele, è in crescita, cosa che nasconde un problema di comunicazione: probabilmente gli apicoltori non sono riusciti a far passare il concetto che il miele è un alimento di pregio, non un surrogato della zucchero da consumare quando si ha il mal di gola”.

Come fare dunque? Fa scuola il caso della birra che è riuscita ad uscire dalla crisi italiana senza fare concorrenza sul prezzo, ma aumentando la domanda con la pubblicità. “Una strategia di questo tipo risulta più difficile per gli apicoltori, che però mettendosi seduti intorno a un tavolo possono escogitare qualcosa di analogo, a patto di lavorare insieme. Serve dunque un per cambio di mentalità: smettere di lottare per un euro in più al chilo, ma elaborare una campagna di marketing sul valore del miele. È una cosa da fare ora, in un momento in cui i consumatori sono recettivi sulle tematiche del cibo e della salute” afferma Tesser.

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